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FAREWELL TOUR I
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Coasa ci scrivono gli Eagles sul Farewell Tour I:
BENVENUTI IN CALIFORNIA
Signore e Signori benvenuti alla sezione europea dell’Eagles Farewell I tour - Tour dell’addio numero 1 degli Eagles - Questo tour ci vede di ritorno in Europa per la prima volta dopo cinque anni, ad esibirci in città nelle quali non avevamo mai suonato prima.
Il nome del tour, Addio Primo, fu in origine una scherzosa presa in giro di alcuni tra i più anziani nella nostra professione (compresi noi stessi), che annunciano il proprio ritiro, come scusa per esibirsi ancora, ed ancora… ed ancora.. Ma in affetti, questo potrebbe essere il nostro ultimo tour. Non si può mai sapere con gli Eagles, perché noi facciamo un tour per volta.
Che sia o no la nostra ultima uscita, stasera si festeggiano i 34 anni di musica degli Eagles.
Siamo qui stasera grazie a voi – i nostri fans  - e vi siamo veramente grati per il vostro supporto e devozione attraverso gli anni.
Quindi, sedetevi comodi, rilassatevi e godetevi lo show. Amiamo cantare e suonare per Voi.
Grazie per essere intervenuti.
Per vedere le foto dal concerto a Roma, visitate la GALLERY
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ARTICOLI DA QUOTIDIANI ITALIANI SUL
FAREWELL TOUR I
Alcuni articoli tratti dal quotidiano:
L'ARENA - giornale di Verona sul concerto degli Eagles del 29 maggio ed alcune immagini a fine articoli:

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lunedì 22 maggio 2006
Musica. In arrivo la band californiana country-rock anni ’70 che ha polverizzato tutti i record di vendita
EAGLES in volo su due città
Il 27 in concerto a Roma, il 29 all’Arena di Verona

Due date non si possono certo definire un tour ma il doppio appuntamento italiano con gli EAGLES - in programma il 27 maggio a Roma, stadio Olimpico, e il 29 a Verona, anfiteatro Arena - è ugualmente un'allettante tentazione per i fan più attempati del rock, un richiamo impossibile da ignorare per chi ha passato l'adolescenza o la prima parte dell'età adulta negli anni '70, sedotto dal country rock.
Gli EAGLES arrivano in Italia con uno spettacolo che hanno intitolato "Farewell I", cioè Primo Addio, a significare che quello che hanno intrapreso sarà uno dei numerosi tour d'addio. D'altra parte, chi ha davvero voglia di mandare in pensione definitivamente una delle band che venduto più dischi nella storia della musica leggera e che continua a viaggiare alla media di 1 milione e mezzo di dischi all'anno, tra ristampe e raccolte? Nei soli Stati Uniti esistono 28 milioni di persone che hanno avuto in casa il primo Greatest hits degli EAGLES, quello relativo al primo periodo, dal 1971 al 1975, antecedente dunque al disco "Hotel California", vendutissimo pure lui.
In Italia, almeno fino al 1997, è proprio "Hotel California" il singolo che li fa entrare in classifica, seppure al 16° posto nel febbraio del 1977. L'album che porta lo stesso titolo arriva al 12° nello stesso mese. Il disco successivo, "The long run", nel novembre del '79 si arrampica fino al 13° posto, una posizione che viene migliorata dal bestseller italiano della band californiana, "The legend of the EAGLES", una raccolta che nel 1988 arriva al 4° posto e resta in classifica per quattro mesi. Tutto questo per dire che il gruppo guidato da Don Henley (nella foto) e Glenn Frey non ha mai "spaccato" le classifiche in Italia ma ha mantenuto dati costanti di vendita. Eppure, a parte un paio di classici, tipo "Hotel California" e "Desperado" (ma mettiamoci anche "Tequila sunrise"...), difficile che gli EAGLES trovino posto nelle playlist degli iPod incollati alle orecchie delle nuove generazioni. Ma questo a Henley e compagni importa poco: il loro show, riproposto negli ultimi anni in tutto il mondo con minimi cambi, ha fatto registrare incassi da capogiro e può vantare quasi tre ore senza soste o cadute di tono, grazie a una scaletta a prova di bomba che infila di seguito tutti i singoli e i brani di maggior appeal (si parla di quasi 30 canzoni...).
A fianco di Henley e Frey ci saranno anche Timothy B. Schmit e Joe Walsh: non erano nella formazione originale del gruppo (fondato all'inizio degli anni '70 da Don e Glenn con Bernie Leadon e Randy Meisner) ma sono entrati nella band in momenti topici: Walsh con la sua chitarra elettrica inconfondibile prima di "Hotel..." e Schmit, ex dei Poco, con il suo falsetto critallino prima di "The long run". In più, ci saranno altri strumentisti come, presumibilmente, Steuert Smith (chitarra), due tastieristi e una sezioni fiati.
Chi li ha visti nelle scorse esibizioni, e non solo nel nostro paese, parla di uno show senza sbavature. Prevedibile, forse, come un piatto perfetto che non si vede l'ora di riassaporare (g.br.)
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domenica 28 maggio 2006
Sarà una parata dei successi del country rock anni ’70 il concerto che la band terrà domani in Arena, seconda data del tour italiano e avvio del Verona Music Festival
EAGLES, dalla California con nostalgia
Performance di tre ore in due parti: prima sezione romantica e seconda più energica

Sarà come assistere a una partita tra campioni, un all-stars game del country rock anni '70, una parata di successi di classifica, all’insegna della nostalgia e di una musica intramontabile. Il concerto degli EAGLES in programma domani sera (alle 21) in Arena si preannuncia imperdibile per chi è cresciuto con la musica del gruppo californiano e per chi ama il suono caldo del rock americano d’alta classifica. La data all’anfiteatro, la seconda del tour italiano 2006 (la prima, ieri a Roma, è stata spostata dall’immenso stadio Olimpico al più confortevole Palalottomatica) è anche la data che apre il primo "Verona Music Festival", organizzato dall’assessorato allo Spettacolo del Comune in collaborazione con la Fondazione Arena e l’organizzazione tecnica dei promoter D'Alessandro & Galli.
Per avere un’idea di quello che gli EAGLES offriranno al pubblico areniano domani sera, si può guardare la scaletta del dvd Farewell I Tour-Live from Melbourne", registrato dal gruppo californiano in Australia nel 2004 e pubblicato dalla Warner, un doppio disco che mette in fila, uno dopo l’altro, una ventina di brani del repertorio di una delle rock band di maggior successo nella storia della musica popolare degli ultimi 30 anni, insieme ad altre canzoni più o meno famose tratte dai repertori solisti dei vari componenti.
La formazione delle Aquile è la stessa dell’ultimo disco anni '70, The long run: i due fondatori, musicisti e compositori Don Henley e Glenn Frey (le voci principali) con il chitarrista Joe Walsh (già nella James Gang) e il bassista Timothy B. Schmit, ex-membro dei Poco, altro gruppo country rock anni '70. Manca il terzo chitarrista, Don Felder, sostituito da Stuart Smith. La formazione, sul palco, sarà ampliata con l’aggiunta di due tastieristi, un violinista, un percussionista e una sezione fiati. Frey probabilmente interpreterà The heat is on e You belong to the city mentre Henley canterà The boys of summer, mentre a Walsh spetteranno Life's been good e Rocky mountain way. Se il set durerà oltre le due ore e mezza, includeranno anche le nuove canzoni, No more cloudy days e One day at a time.
A Timothy Schmitt e al suo falsetto saranno lasciate I can't tell you why e Love will keep us alive, gli ultimi singoli di successo a cavallo tra anni '70 e '80.
E magari anche Hole in the world, il singolo scritto come reazione post-attentati dell’11 settembre. Lo spettacolo sarà diviso in due tempi e l’interruzione di circa 20 minuti servirà agli EAGLES per riprendere fiato. Tutte le parti del concerto che si sentiranno, infatti, sono cantate e suonate dalla band, dunque senza campionamenti. Nella prima parte, di solito, sistemano le canzoni più radiofoniche e d’atmosfera, lasciando quelle più rock nel finale. La conclusione, presumibilmente, sarà affidata a Hotel California e Desperado, le canzoni-caposaldo della carriera degli EAGLES. Poi proseguiranno per un altra data in un altro Paese. Se si pensa che questo "Primo tour dell’addio" è cominciato praticamente nel 1994 con il titolo di Hell freezes over tour, tratto dall’album dallo stesso nome e poi ha continuato come The California Tour fino allo scorso anno, con un successo sempre crescente, non c’è da stupirsi che gli EAGLES non si vogliano fermare.(g.br.)
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lunedì 29 maggio 2006
STASERA IN ARENA
Gli EAGLES aprono la stagione del rock

Ancora qualche biglietto disponibile per il concerto degli EAGLES che stasera (20,45) in Arena aprirà la prima edizione del "Verona Music Festival", la nuova iniziativa dell’assessorato allo Spettacolo con la collaborazione della Fondazione Arena e l’organizzazione tecnica di D’Alessandro & Galli.
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lunedì 29 maggio 2006
Verona Music Festival. La nuova rassegna inizia alla grande, stasera in Arena, con l’atteso concerto della band americana. Disponibile ancora qualche biglietto. Alle 18 apertura dei cancelli
Le Aquile si lanciano sull’Arena
Gli EAGLES hanno venduto nel mondo più di 120 milioni di dischi

Ancora qualche biglietto disponibile per il concerto degli EAGLES (nella foto) che stasera (alle 20.45) in Arena aprirà la prima edizione del "Verona Music Festival", la nuova iniziativa dell’assessorato comunale allo Spettacolo con la collaborazione della Fondazione Arena e l’organizzazione tecnica di D'Alessandro & Galli. Le poche disponibilità rimaste sono relative alle gradinate non numerate e alle poltronissime numerate. Per aggiornamenti in tempo reale è a disposizione l’infoline 0584/46477. I biglietti sono in vendita nei punti d’acquisto del Circuito Ticket One (ulteriori informazioni sul sito www.ticketone.it). I cancelli d’ingresso all’Arena apriranno alle 18.
Il concerto degli EAGLES durerà quasi tre ore. Sul palco, accanto ai quattro titolari Don Henley, Glenn Frey, Timothy Schmitt e Joe Walsh, ci saranno Steuart Smith alla chitarra, Michael Thompson e Will Hollis alle tastiere, Scott Crago alla batteria, Al Garth a sassofono e violino, Chris Mostert e Greg Smith ai sassofoni, Bill Armstrong alla tromba.
Per riassumere la vicenda degli EAGLES, formazione di maggior successo commerciale del country/rock americano marca West Coast, un po’ di cifre in pillole. Undici, a tutt’oggi, gli album dati alle stampe da Henley, Frey e compagni. Dall’esordio con EAGLES del 1972 ai Selected Works usciti nel 2000. Cinque singoli del gruppo hanno raggiunto la prima posizione nelle classifiche americane: Best of My Love nel 1974, One of These Nights nel '75, New Kid in Town nel '76, Hotel California nel '77, e Hearttache Tonight nel '79. I Can't Tell You Why, nel 1980, è stato l’ultimo ad entrare nella Top Ten, arrivando fino all’ottava posizione. Gli anni '70, come si vede, sono stati la decade dorata delle aquile californiane (anche se in realtà né Henley né Frey, i due soci fondatori del fortunato marchio, sono originari della West Coast; Henley è nato nel Michigan, e Frey in Texas): in quei dieci anni nessuno ha venduto più album di loro.
La palma del best-seller - non solo nella discografia EAGLES, ma di tutti i tempi negli Usa - spetta alla raccolta Their Greatest Hits 1971-1975, uscita nel 1976: 27 milioni di copie vendute negli Stati Uniti. Se si pensa che nello stesso anno la band ha dato alle stampe anche Hotel California, che ha toccato i 16 milioni di copie vendute, ci si può fare un'idea dell’incredibile popolarità raggiunta in quell’epoca dagli EAGLES. E anche nel nostro Paese Hotel California fu, tra il '76 e il '77, un tormentone radiofonico indimenticabile.
In tutto il mondo, il gruppo ha venduto più di 120 milioni di dischi. Anche cinque album hanno raggiunto il vertice delle classifiche, e quattro sono i Grammy Awards conquistati tra il '75 e il '79.
Il catalogo complessivo degli EAGLES continua a vendere circa un milione e mezzo di dischi all’anno.
Beppe Montresor
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martedì 30 maggio 2006
Tutte esaurite le gradinate dell’Anfiteatro, l’entusiasmo riesce a fermare il maltempo
Il magico volo degli EAGLES
Il «Sole della California» tiene lontana la pioggia

Con Take it easy («prendetevela comoda») accompagnano a sedere il pubblico e con Witchy woman cominciano a fare sul serio. Sembra di ascoltare il cd, tanto è pulito il suono d’insieme del gruppo, davvero bravo nell’amalgamare le chitarre con le armonie vocali e la sezione ritmica. Con Peaceful easy feeling siamo ancora dalle parti del primo album e pare che oltre 30 anni siano passati in un soffio.
Glenn Frey, chitarra e voce, saluta dicendo di «essere molto felice di stare in una bella città, in una nazione bella, all’Arena, davanti a della bellissima gente». Di certo è di bocca buona il pubblico, ed è troppo contento d’avere davanti un mito della musica rock anni ’70 per questionare sulla tenuta vocale dei singoli cantanti.
«A chi piace il country rock?», chiede retorico Frey prima di One of these nights che lascia però alla voce di Don Henley, il vigoroso batterista, un po’ appesantito ma ancora in grado di reggere una linea vocale davvero impegnativa. Con New kid in town, presa dall’album Hotel California, la band comincia a mostrare qualche crepa, anche se le parti vocali di supporto sono ancora scintillanti. Merito del bassista Timothy B. Schmit che si produce nella soffice I can’t tell you why, scritta da lui alla fine degli anni ’70 con Frey e Henley.
Dal punto di vista strumentale, niente da dire: gli EAGLES si fanno ancora rispettare. Ai lati del palco due schermi rimandano le immagini ravvicinate dei musicisti e ci si accorge di quanto siano ancora impegnative da eseguire le canzoni. Anche i musicisti di supporto ci mettono del loro: numericamente sono il doppio degli EAGLES originari (quattro fiati, due tastiere, un percussionista/ batterista e un chitarrista) ma gli occhi del pubblico sono concentrati sui quattro al centro del palco. I brani scorrono veloci: Lyin’ eyes è country da tortillas & birra, Boys of summer viene dal repertorio solista di Henley; e In the city è il primo momento in cui Joe Walsh, la quarta Aquila, si prende tutto il palco.
In tuta da ginnastica, modello casalinga nell’oretta di jogging, il chitarrista Joe si aggira con la mole di Gérard Depardieu ma piazza ancora qualche parte interessante di chitarra. Più incisiva, però, è The long run che chiude la prima parte del concerto. Sulla seconda sezione vorremmo davvero che cadesse l’oblio, se non per un paio di episodi. Gli EAGLES infatti hanno sistemato in questa parte dello show le canzoni soliste di vari membri del gruppo (Henley e Walsh) e i brani scritti negli ultimi tempi. Si salva solo Tequila sunrise e Life in the fast lane; il resto è da dimenticare. No more cloudy day è melensa. Hole in the world è commovente come We are the world ed è stata scritta dopo l’11 settembre.
Vedere il disastro delle Torri Gemelle da una tv in un salotto della California ha scosso le «Aquile», tanto da spingerle a comporre una canzone così ricca di pathos. La gente, alla fine del brano, applaude come se avessero dato la notizia della cattura di Bin Laden. Take to the limit («portala al limite/ un’altra volta») è l’inno delle mogli degli EAGLES quando usano la carta di credito dei mariti. Con le poltronissime a 115 euro e le poltrone a 97,75, le signore non temano: lo shopping è assicurato anche nelle prossime settimane. Meno male che arriva a chiudere il concerto un altro trittico di valore: Hotel California (l’abbiamo sentita mille volte), Already gone (neanche scritta da loro) e la meravigliosa Desperado, davvero l’essenza del suono EAGLES.
Giulio Brusati

Il sole della California degli EAGLES scaccia la pioggia e le nubi scure dal cielo dell’Arena. La magia della musica del quartetto americano ferma il maltempo e il Verona Music Festival inizia con un anfiteatro da tutto-esaurito e il colpo d’occhio di oltre 13 mila giacche a vento colorate.
Non piove molto, è vero, ma è meglio prepararsi al peggio. E invece, una decina di minuti prima delle 21, puntuali come un impiegato che deve timbrare il cartellino, ecco che arrivano sul palco dell’Arena le «Aquile», mentre la gente, specie in platea, deve ancora sedersi e s’immagina che, da tradizione, il concerto cominci con qualche minuto di ritardo. «Le canzoni di stasera saranno molte», promettono gli EAGLES, e cominciano il loro lungo concerto (oltre due ore e mezza, pausa compresa) con un trittico di canzoni del primo album, anno di grazia 1972.
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martedì 30 maggio 2006
In coda con il biglietto numerato mentre partono le prime note

In fila come sardine, mentre sul palco dell’Arena i vecchi, gloriosi EAGLES attaccano le prime note del loro concerto. Un disguido di cui non si capisce l’origine. «Avevo il biglietto di tribuna numerata», si sfoga una cittadina, «ho dovuto attendere una buona mezz’ora in fila, schiacciata come una sardina, prima di potermi accomodare al mio posto. A spettacolo già cominciato. Una vera seccatura».
Non è la prima volta che capita e probabilmente non sarà l’ultima. Anche in occasione del concerto da tutto esaurito di Laura Pausini, l’estate scorsa, i possessori dei biglietti delle poltronissime riuscirono a accomodarsi ai propri posti dopo quasi un’ora di attesa. La cantante romagnola, per fortuna, era in ritardo. Ma i vecchi EAGLES, ieri sera, non hanno sgarrato di un minuto. E qualcuno ci ha rimesso.
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martedì 30 maggio 2006
I fans. Genitori in coda con i ragazzi, uniti da un’identica passione
Stregate due generazioni
Piazza Bra gremita da un pubblico formato da padri e figli

Transgenerazionale: capace cioè di unire due pianeti solitamente lontani se non antitetici come sono quelli di giovani e adulti. È la magia del concerto degli EAGLES, apparsa molto chiara fin dal primo colpo d’occhio in Bra. La piazza già intorno alle 18 appariva colma di fans del gruppo cult del country rock anni Settanta, coi serpentoni della gente in coda che si snodavano ordinati dagli arcovoli fino all’orologio e perfino oltre i volti che si affacciano su corso Porta Nuova.
Erano due serpentoni fatti di figli che dicono di accompagnare i genitori e genitori che a loro volta ribattono di essere lì, in coda dal primo pomeriggio con bottiglietta di minerale e ombrello (caldo e freddo ieri si sono alternati in rapida sequenza), per accompagnare i figli. Tutti insieme in jeans, venti-trentenni e cinquanta-sessantenni, coi capelli pieni di gel i primi, con ampie brizzolature i secondi, per una volta in piena sintonia.
I conflitti tra genitori e figli non facevano proprio parte del panorama visto ieri sera fuori dall’Arena. Tutto al contrario, se si dovesse indicare un tratto distintivo di questo primo concerto che ha aperto con grande successo la stagione del rock in Arena, indubbiamente è la composizione eterogenea nell’età che andrebbe indicata.
Ed era davvero bello vedere affiancati genitori e figli, amici dei figli e amici dei genitori che hanno lasciato a casa le solite incomprensioni per scoprirsi capaci di emozionarsi con la stessa musica. C’è da scommettere anche che deve essere stata davvero un’emozione, nella magia dell’anfiteatro stracolmo di pubblico e note, per i ragazzi scoprire che anche mamma e papà hanno i brividi quando parte «Hotel California». E per mamma e papà vedere nei propri figli l’emozione dei loro vent’anni.
«Sono io che accompagno loro, altro che storie», scherza Silvia, 22 anni, studentessa, arrivata da Milano coi genitori. «A dire la verità io gli EAGLES li ho scoperti proprio nelle cassette di mio papà», confessa. E il papà Piero, 52 anni, qualche capello grigio ma in piena forma, si lascia scappare un sorriso: «Diciamo che piacciono a tutta la famiglia», dice.
«Che cosa rappresentano gli EAGLES? Ma tutta la nostra storia, la nostra musica, sono la colonna sonora della mia vita», dice Maurizio, 42 anni, arrivato con Giovanni da Busto Arsizio, in provincia di Varese. Sono amici dalle elementari: erano compagni di banco a sette anni, sono compagni di concerto a 42. «Sicuramente il fatto che sia in Arena è il valore aggiunto di questo concerto, ma sarei venuto comunque, anche se fosse stato allo stadio. Per gli Eagels sarei andato anche in un cimitero! E poi per noi due la musica degli EAGLES è stata anche un rifugio dalle mogli, l’alternativa alla vita domestica».
Poco più avanti nella coda ecco un altro gruppetto di età varia: da Milano ci sono Elisabetta che ha 22 anni, l’amico Cristian che ne ha 31, il cugino Andrea che ne ha 19 e il padre Giorgio che ne ha 49. Ma chi è il vero trainer del gruppo?
«E va bene, lo ammetto sono io», dice il padre-zio. «E’ da me che anche loro hanno conosciuto la musica degli EAGLES, per i nostri tempi, negli anni Settanta, era una musica nuova rispetto al solito rock. E credo che anche oggi resti una grande musica».
Quando si chiede ai più giovani se c’è tra gli attuali un gruppo che pensano farà scuola come hanno fatto gli EAGLES, nessuno trova la risposta. E Pietro, 32 anni, di Brescia, osserva: «Sono tempi differenti, adesso è tutto più rapido, non solo la musica, tutto è più "usa e getta" e forse è per questo che non c’è un gruppo paragonabile agli EAGLES». Magìa di una musica che vince la fuga del tempo, tanto più se ascoltata tra pietre che hanno resistito all’usura dei secoli: cosa chiedere di più alla «prima» del rock 2006 in Arena?
Alessandra Galetto
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martedì 30 maggio 2006 cronaca pag. 15
La carovana della tournée
Frey, Henley, Schmitt e Walsh
si spostano con 12 tir e 130 tecnici

Gli EAGLES ieri sera davanti a un’Arena praticamente esaurita con 13.800 persone hanno aperto la parentesi di grande musica rock. La storica band californiana, emblema insuperato del country-rock, è arrivata ieri con 12 tir, 130 persone al seguito, per preparare un palco dove ha suonato in acustico, senza campionature. Il concerto in Arena è stato il momento saliente della loro tournee, secondo quanto hanno dichiarato i quattro storici musicisti: Frey, Henley, Schmitt e Walsh.
Gli EAGLES, nella classifica dei musicisti rock più richiesti, sono terzi in Usa solo dopo gli U2 e i Rolling Stones, avendo incassato 68 milioni di dollari, ha precisato Adolfo Galli.
Dopo Mark Knopfler, ex dei Dire Straits, che suonerà il 3 giugno - in esclusiva nazionale - proponendo una serata di duetti con Emmylou Harris, regina del country, per la prima volta in concerto in Italia, ci sarà l’evento impedibile, quello del 4 e 5 giugno con Roger Waters, l’erede di Syd Barrett dei Pink Floyd. Nel suo impegnativo concerto «lungo tre ore» presenterà nella prima parte il meglio della sua produzione da solista e della storica band (da «I wish you were here» a «Shine on you crazy diamond»), mentre nella seconda parte eseguirà per intero, dal vivo, il loro album capolavoro: «The Dark Side of the Moon».
La prima serata è già esaurita mentre ci sono ancora posti per la data del 5 giugno
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Le immagini dal quotidiano L'ARENA:

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23 Maggio 2006



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